La transizione al cosiddetto "post-fordismo" o, comunque, il nuovo peso che l'apprendimento e la gestione della conoscenza rivestono nella competizione, presentano conseguenze rilevanti sui dispositivi di produzione, come sul complessivo sistema dell'education. Attorno a (ri)produzione, uso e "proprietà" del sapere si gioca la ridefinizione degli scambi fra economia e società, verso modelli in forte discontinuità con una certa concezione storica del lavoro. In questo quadro complesso e ad alta intensità ideologica si colloca la "nuova" formazione continua, tecnologia di apprendimento alla ricerca di un equilibrio fra esigenze di mantenimento di competitività delle imprese a garanzia del diritto individuale di accesso al sapere.
Tale duplicità di ruolo, fra risorsa economica e componente di un nuovo welfare attivo, pone specifiche esigenze politiche (governo di risorse ed accessi), metodologiche (assunzione di riferimenti quali le competenze, il valore, i processi, i crediti formativi) ed operative (diagnosi, progettazione e gestione di interventi formativi contestuali ed individualizzati; certificazione delle competenze; ...), che richiedono, al di là della ridefinizione del quadro normativo, una consistente evoluzione professionale e valoriale dei diversi attori interessati.